Occupazione Militare

SD e Brigata nera

La militarizzazione del Pfr con la creazione delle Brigate nere, volute da Pavolini nel giugno 1944, fu l’estremo tentativo di reagire al fallimento del sistema di sicurezza della Rsi di fronte alla crescita della guerriglia partigiana, nel momento in cui il fascismo di Salò sembrava ormai prossimo al collasso. Anche a Parma si costituì la Bn “Virginio Gavazzoli” che ebbe sede nel palazzo dell’Università, in Via Giordano Cavestro, all'epoca via Walter Branchi, e che si sarebbe comportata con estrema brutalità nella lotta antipartigiana. I suoi militi si resero responsabili dell’eccidio compiuto in Piazza Garibaldi la notte del 1° settembre, quando sette patrioti furono seviziati e uccisi per rappresaglia in seguito all’attentato mortale compiuto dai Gap contro due brigatisti neri. Il segretario federale Pino Romualdi e il tenente della Bn Egisto Maestri vennero indicati dalla voce pubblica della città come mandanti dell’eccidio.

Tre giorni prima elementi della Bn avevano fucilato, sempre per rappresaglia, in Strada Montanara, tre prigionieri ed il 30 agosto avevano ucciso sul posto due residenti, fermati all’uscita di un’osteria in Via Abbeveratoia. Nel mese di luglio si trasferì a Parma anche il Comando distaccato della Polizia di sicurezza-SD (Sicherheitspolizei-Sicherheitsdienst) tedesca, diretto dal capitano delle SS Otto Alberti, che fino a giugno aveva operato a Firenze, distinguendosi nella caccia agli ebrei e nella persecuzione dei resistenti. La sede della SD, in Palazzo Rolli, divenne presto il luogo più temuto nella topografia del terrore della città occupata: nelle sue celle transitarono centinaia di partigiani e civili di Parma, Reggio Emilia, Piacenza, sottoposti a violenze e torture. Coadiuvata da una squadra della “Banda Carità” e da una fitta rete di spie e confidenti reclutati sul posto, la Polizia di sicurezza riuscì in pochi mesi ad individuare e in parte distruggere la rete clandestina della Resistenza operante in città e nella Bassa. Tutti i partigiani catturati e i prigionieri politici dovevano essere consegnati alla SD che ne decideva la sorte e l’eventuale deportazione nei lager in Germania.