Occupazione Militare

La città occupata

Emblematico della situazione in cui si venne a trovare la città fu l’incontro tra i nuovi padroni di Parma e il commissario prefettizio, che venne convocato presso il quartiere generale tedesco. Giunto all’altezza del “Ponte sulla via Caprera si sentì intimare dal Comandante, di cui è rimasto sconosciuto il nome, di rimanere al suo posto con la fiducia e le funzioni di Bürgermeister”. Il commissario accettò l’incarico senza esitazione in nome di un non meglio chiarito “interesse superiore della popolazione” e di un suo “dovere disciplinare inerente alla qualità e al grado di vice-prefetto vicario di Parma”.
Quelli che seguirono furono giorni di grande confusione e di grande incertezza. Le autorità comunali furono assediate dalle continue richieste di ogni genere provenienti dai diversi comandi tedeschi, amministrativi e militari, che si stavano insediando in città. Parma dovette sopportare non solo violenza e soprusi di ogni genere ma anche il peso economico-amministrativo che l’obbligo di “ospitalità” imponeva loro. Era una mera illusione o molto più semplicemente una giustificazione quella di poter “armonizzare le necessità delle Truppe Tedesche coi bisogni della popolazione”. Nonostante gli sforzi per legittimare le istituzioni civili locali, fu evidente a tutti che esse si apprestavano a ricoprire un ruolo di subordine ai comandi tedeschi. Ciò andò a tutto svantaggio degli enti locali e del neofascismo parmense, fortemente delegittimati dalla presenza e dal potere esercitato dai comandi germanici. Non fu quindi casuale che gli uffici tedeschi si trovassero sommersi da richieste e da suppliche di ogni genere provenienti dai cittadini schiacciati da oltre tre anni di guerra.