Occupazione Militare

La Liberazione

I partigiani e le truppe alleate fecero il loro ingresso a Parma la mattina del 26 aprile. La notte precedente gli ultimi reparti militari tedeschi, con i fascisti ancora presenti in città, avevano abbandonato Parma, lasciando dietro di sé piccoli nuclei di franchi tiratori, appostati su alcuni edifici, allo scopo di ostacolare, in qualche modo, l’azione dei reparti partigiani.
Sulla città, senza pane da due giorni e priva di corrente elettrica dal pomeriggio del giorno 25, pendeva il pericolo di possibili sabotaggi da parte dei tedeschi in ritirata. L’intervento degli uomini della Resistenza a protezione dei centri erogatori di servizi strategici risultò provvidenziale e la minaccia scongiurata. L’eccitazione per l’imminente ingresso delle truppe alleate, così sosteneva Radio Londra, appariva prevalente sui timori, che pure esistevano, di una possibile ultima battaglia fra le truppe tedesche in ritirata verso nord e le forze alleate in avanzamento lungo la via Emilia. Fu in questo clima carico di tensione che il giorno 23, l’esplosione di un carro ferroviario carico di esplosivo, fermo sui binari della stazione, provocava, per un attimo, il panico tra la popolazione.
Nel pomeriggio fece la sua comparsa in piazza Garibaldi un’avanguardia del contingente alleato. Il giorno seguente, nell’Oltretorrente, si sparse la voce che gli Alleati erano alle porte della città e il movimento clandestino, da tempo radicato nel quartiere, si rese visibile dando vita alla Brigata “Parma Vecchia” che guidò l’insurrezione e la liberazione del quartiere prima dell’arrivo delle truppe alleate e dei reparti partigiani. In giornata l’intero Oltretorrente venne isolato dal resto della città. Barricate erano state innalzate alle teste di tutti i borghi e la Brigata “Parma Vecchia” aveva installato il proprio comando nella sede della società “Giovane Italia” nel cuore del quartiere. Nel corso della giornata i partigiani fecero numerosi prigionieri e resero assai difficile l’uscita dal lato ovest, verso Milano, per tedeschi e fascisti in fuga. Nel frattempo, i fascisti, prima di partire diedero alle fiamme gran parte dell’archivio della federazione repubblicana. Ma i pericoli maggiori giungevano dalla battaglia decisiva che si stava combattendo alle porte del centro urbano e verso l’Appennino. La sera, a Casaltone, nel comune di Sorbolo, soldati tedeschi in ritirata uccidevano 22 civili in quello che fu l’ultimo di una serie di eccidi che insanguinarono anche il Parmense.
I reparti partigiani scesi verso la pianura, seguendo il piano insurrezionale predisposto dai loro comandi, dilagarono nei comuni a nord della via Emilia, rendendo il ripiegamento tedesco assai difficile. Le missioni alleate, intanto, avevano informato i comandi militari, oltre le linee, che un nuovo pericolo incombeva sulla città: la possibilità che i reparti tedeschi affluiti disordinatamente verso il fiume Po, impossibilitati ad attraversarlo, decidessero di ripiegare su Parma, congiungendosi con i resti della 148.a Divisione di fanteria, della 90.a Divisione Panzer Grenadieren, oltre che con quelli della Divisione “Italia”, e decidendo di  effettuare un ultimo tentativo di resistenza. Il pericolo fu sventato grazie al repentino intervento dei partigiani e dei reparti del Corpo di spedizione brasiliano nell’operazione militare nota con il nome di “Sacca di Fornovo”.
In città, negli stessi giorni, Giacomo Ferrari, “Arta”, comandante unico delle formazioni partigiane, veniva nominato prefetto. In base al piano insurrezionale, il centro urbano venne diviso in settori, ognuno dei quali di competenza dei diversi reparti. I gruppi di cecchini ancora presenti ingaggiarono diverse sparatorie con i resistenti prima di essere annientati. Nel frattempo, una ininterrotta colonna di mezzi militari alleati transitava per Parma diretta verso Milano.

Nel corso dell’insurrezione, la città non subì gravi danni. Parma fu presto in festa mentre procedevano i rastrellamenti dei fascisti e dei collaborazionisti rimasti, attività che proseguì anche nei giorni successivi. Il 27 aprile 1945, il commissario provinciale del Governo alleato militare, Magg. Burns, giunse a Parma con l’incarico di garantire il governo della provincia fino al 4 agosto quando l’Emilia sarebbe stata restituita alle autorità italiane.