Occupazione Militare

La Repubblica sociale italiana

Il 12 settembre 1943 con l’operazione “Eiche”, la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore sul massiccio del Gran Sasso ad opera di un commando di paracadutisti e del Sicherheitsdienst, prendeva avvio il progetto tedesco della restaurazione di uno Stato fascista nell’Italia occupata.
Prevalse la posizione del Reichsführer delle SS Himmler che caldeggiava la creazione di un regime collaborazionista, per l’insufficienza delle truppe di polizia necessarie a dominare il paese dell’ex alleato con la forza. Il 23 settembre, mentre Mussolini rientrava in Italia, venne diffuso il radiomessaggio con cui egli annunciava la nascita del nuovo “Stato repubblicano italiano” (in seguito Repubblica sociale italiana) e la ricostituzione della Milizia, impartendo a tutte le organizzazioni del partito (ribattezzato Partito fascista repubblicano) l’ordine di appoggiare l’esercito tedesco. Nei giorni seguenti anche a Parma si procedette a riorganizzare l’apparato periferico dello Stato. Il 21 settembre Antonio Valli, segretario federale fino al 25 luglio, aveva ripreso il suo posto e il 26 ottobre venne nominato Capo della provincia con funzioni di Prefetto. La federazione del Pfr si insediò dapprima nel Palazzo del governatore per poi trasferirsi in quello della borsa merci (Via G. Cavestro).

Nei locali di Palazzo Marchi, invece, trovò sede il Comando militare provinciale del nuovo esercito repubblicano. Ma alla fine di novembre il tenente colonnello comandante, in un suo rapporto, dichiarava l’impossibilità di equipaggiare le 520 reclute che avevano risposto alla chiamata alle armi. L’unica forza militare in qualche misura operativa era quella costituita da circa 400 Carabinieri presenti nella provincia; insieme con le formazioni della Milizia avrebbero dato vita alla Guardia nazionale repubblicana il cui comando provinciale si sarebbe stabilito a Palazzo Rangoni (Strada della Repubblica).