Resistenza

Il lungo inverno

Tra la tarda estate e il primo autunno del ’44 le forze partigiane si riorganizzarono, sostenute sempre dalla speranza che gli Alleati sarebbero presto riusciti a sfondare la Linea Gotica ed a penetrare in Val Padana. Per contenere l’attività della guerriglia, tra ottobre e novembre i tedeschi effettuarono ripetute puntate con forti contingenti di truppe, affiancati da militi fascisti ed appoggiati da mezzi blindati, lungo le valli dell’Enza, del Parma e del Baganza. Il 17 ottobre, nell’ambito della “settimana di lotta alle bande” ordinata da Kesselring, un reparto mobile del Centro addestramento antiguerriglia in partenza dalla miniera di Vallezza (Neviano dei Rossi) eseguì una puntata contro il Comando unico della Resistenza parmense riunito a Bosco di Corniglio: caddero il comandante “Pablo” (Giacomo Crollalanza) ed altri quattro membri del comando, oltre al comandante della piazza di Parma presente alla riunione. Eletto un nuovo Comando unico, con a capo “Arta” (Giacomo Ferrari), le 10 brigate che componevano lo schieramento partigiano parmense e che contavano ormai 4000 combattenti si accinsero ad affrontare la stagione invernale. I rigori del clima, la stasi dell’offensiva alleata sulla Linea Gotica, il proclama del generale Alexander che invitava praticamente i partigiani a smobilitare, mettevano le formazioni in una condizione di grave difficoltà. I tedeschi, infatti, avrebbero avuto l’opportunità di distogliere truppe dal fronte e di dirigerle verso le retrovie, iniziando così una vera e propria stagione di terrore. Tra il 20 e il 30 novembre 10.000 uomini, guidati dal 14° Comando d’armata e dal 51° Corpo d’armata di montagna, misero in atto una grande operazione di rastrellamento, sotto il nome in codice “Regenwetter” (tempo piovoso), nella zona a est della Cisa: 4 brigate partigiane vennero circondate e sospinte verso il massiccio del Monte Caio, perdendo circa 100 combattenti e lasciando numerosi prigionieri in mano al nemico. Lo schieramento partigiano in quell’area ne uscì frantumato e profondamente indebolito. Dal 6 al 15 gennaio 1945 un altro grande rastrellamento (operazione “Totila”) investì la zona ad Ovest della statale della Cisa muovendo dal versante appenninico ligure: vi presero parte unità della 162.a Divisione di fanteria “Turk”, i Reggimenti di fanteria n. 303 e n. 329, il Reparto esplorante n. 236, il Battaglione scuola militare alpina “Mittenwald”, due reggimenti di fanteria e il Reparto esplorante della Divisione “Italia”, una compagnia della Divisione San Marco, reparti della Gnr e della Bn. La neve rallentò la manovra tedesca che, questa volta, fu meno efficace. Pur con gravi perdite le brigate riuscirono a filtrare attraverso le linee nemiche e a ricomporsi. L’inverno 1944-1945 non fu meno tragico per i partigiani di città e di pianura. Molti sappisti vennero presi, torturati e uccisi; i collegamenti clandestini cominciarono a saltare, le armi a mancare; la latitanza divenne pressoché impossibile. Il 14 febbraio la polizia tedesca catturava Bruno Longhi, uno dei principali dirigenti della Resistenza, e con lui altri esponenti delle SAP. Longhi morì per le torture il giorno successivo. Nel frattempo molti sappisti ricercati avevano iniziato il trasferimento in montagna; il 22 febbraio anche i superstiti del Comando SAP si recarono in zone controllate dai partigiani. Da allora le SAP fecero parte organica delle formazioni di montagna, formando la 78a Brigata Garibaldi SAP in Val Ceno, la 7a Julia SAP nella zona di Corniglio e la 178a Brigata SAP a Neviano degli Arduini.

Nella Bassa parmense restarono piccoli nuclei che coraggiosamente continuarono la lotta con forti perdite, come i 5 fucilati di Soragna il 19 marzo. In sostanza, alla vigilia dell’attacco generale di aprile, il territorio della pianura era sotto il controllo nazifascista.