Resistenza

La riorganizzazione del movimento partigiano

I rastrellamenti di luglio e agosto erano stati un colpo duro ma avevano insegnato molte cose. Tra queste: l’esigenza di un migliore coordinamento nell’azione delle brigate, una maggiore struttura di tipo militare dei comandi e una maggiore mobilità dei reparti di guerriglia.
A fine agosto comandanti e commissari di brigata della zona Ovest si riunirono a Tiedoli (Borgotaro) alla presenza di due rappresentanti del Comando Militare Nord Emilia ed elessero il Comando unico operativo (CUO) della provincia, che pochi giorni dopo fu riconosciuto anche dalle brigate della zona Est. Comandante unico fu Giacomo di Crollalanza, nome di battaglia “Pablo”, siciliano, 27 anni, tenente dell’esercito, comandante della 31a Brigata Garibaldi. Accanto a lui alcuni uomini che univano al prestigio di partigiani la rappresentatività  di diverse tendenze politiche.
Compito del CUO era di coordinare le operazioni militari, organizzare la rete di informazioni e collegamento, sovrintendere alla disciplina e ai contatti via radio con gli Alleati, dirigendo più opportunamente gli avio-lanci. Nello stesso mese di agosto era stato costituito a Parma un altro organismo centrale, il Comando Militare di Piazza, con il compito di dirigere le forze partigiane in città e pianura, in primo luogo i GAP (Gruooi di Azione Patriottica) e le SAP (Squadre di Azione Patriottica) ristrutturate in 5 battaglioni.