Resistenza

Resistenza e popolazione civile

Nella prima fase organizzativa della Resistenza parmense, a destare le maggiori preoccupazioni dei dirigenti fu la necessità di consolidare il rapporto tra “ribelli” e comunità contadine. Elementi nodali di questa esigenza strategica erano la forzata convivenza di partigiani e contadini, e le rispettive aspirazioni sul territorio: per diritto naturale in quanto ai contadini, insediati da generazioni e legittimi proprietari di beni e prodotti; per necessità in quanto ai partigiani, combattenti per una causa comune. Il grado di reciproca comprensione avrebbe determinato la qualità della convivenza tra i due soggetti. Inizialmente, più che ostilità, in molte località prevalsero indifferenza e incomprensione, che ostacolarono, in particolare tra le comunità contadine, quel processo di coesione tra popolazione e combattenti indispensabile per uno sviluppo efficace della lotta armata. Tra i partigiani, invece, era l’insofferenza verso chi non sembrava comprendere le ragioni comuni della lotta a rallentare l’intesa. Sovente, nei primi mesi di lotta, i distaccamenti scelsero di tenersi lontani dalle case e dai centri abitati, temendo spie e delatori, ma soprattutto avvertendo il sentimento ambiguo che ancora prevaleva nei loro confronti. Questo atteggiamento finiva con l’accrescere, però, il distacco dalle comunità, che rappresentavano in prospettiva la più solida fonte di sopravvivenza.

La popolazione nel suo insieme percepiva i combattenti in modo ambivalente. Conviveva col forte desiderio di aiutare i volontari il timore che la loro permanenza potesse rappresentare un pericolo per la comunità. Se da una parte, infatti, il radicamento nell’ambito locale delle formazioni partigiane agiva come deterrente contro le attività dei saccheggiatori e le prepotenze dei fascisti e dei tedeschi, dall’altra era evidente che avrebbe esposto il territorio ad azioni di rappresaglia. L’ingresso in banda di giovani nativi dei luoghi segnò una svolta che contribuì a legare le formazioni partigiane al territorio. In questa prima fase della Resistenza, per lo meno fino alla costituzione del Comando unico operativo, nel settembre 1944, i rapporti tra partigiani e popolazione rimasero soprattutto incentrati, quindi, sul problema dell’individuazione di possibili forme di convivenza. Alcuni obiettivi comuni favorirono l’intesa: difesa dei renitenti e dei richiamati, possesso e distribuzione del cibo e dei prodotti alimentari disponibili.