Resistenza

I territori liberi

L’offensiva lanciata dagli Alleati l’11 maggio 1944 costrinse i tedeschi ad abbandonare le posizioni della “Linea Gustav” ed a ripiegare sino ai margini della pianura padana. Il nuovo sistema di difesa predisposto dalla Wehrmacht, la “Linea Gotica”, si attestò sull’Appennino tosco-emiliano tra il golfo di La Spezia e Rimini. Per l’esercito tedesco era essenziale, da un punto di vista militare, il controllo delle vie di comunicazione: in primo luogo, oltre alla Via Emilia, la statale della Cisa n. 62 e la ferrovia Parma-La Spezia. Nel Reggiano, vicino ai confini col Parmense, la statale n. 63 del Cerreto aveva grande importanza. Dall’agosto 1944, quando il fronte si stabilizzò, sul versante tirrenico, a sud di Massa e di Castelnuovo Garfagnana, l’importanza strategica di questo sistema viario divenne ancor più vitale. Le forze tedesche e fasciste vennero quindi disposte in due sistemi di presidi: uno (con reparti tedeschi del Battaglione territoriale 1014) per salvaguardare le linee di comunicazione, con capisaldi a Collecchio, Fornovo, Cassio, Borgotaro e Berceto; l’altro (con unità della Gendarmerie e della Feldgendarmerie) a protezione di Parma e delle comunicazioni in pianura, con capisaldi lungo la Via Emilia e la zona pedemontana.
Il progressivo intensificarsi della guerriglia e l’entusiasmo suscitato nei giovani dall’avanzata alleata verso Nord, che faceva presagire una possibile liberazione del paese prima dell’inverno, indusse i comandi ad una maggiore organizzazione delle forze partigiane e all’accelerazione della liberazione dei paesi dell’Appennino. Alla fine dell’estate, le brigate partigiane attive ad Ovest del passo della Cisa contavano circa 1200 combattenti, mentre quelle operanti ad Est ne inquadravano quasi 900. Gli attacchi condotti con successo dai combattenti  ai numerosi presidi fascisti, primi fra tutti quelli di Bardi e di Varsi, portarono alla liberazione di ampie zone della montagna e alla costituzione di una zona libera in Val Ceno, il 10 giugno, e di quella del Territorio libero del Taro qualche giorno dopo, favorendo l’autogoverno delle forze della Resistenza oltre che a Borgotaro anche nella zona di Bedonia, Albareto, Compiano e Tornolo.
Anche nel versante orientale dell’Appennino, i distaccamenti partigiani si resero protagonisti di azioni contro numerosi presidi, tra cui quello importante di Corniglio, giungendo a liberare ampie zone dalla presenza fascista senza mai costituire, però, zone libere amministrate dalla Resistenza.